Hitoshi Amemiya
Hitoshi Amemiya vive e lavora a Firenze da circa 15 anni, dove dal Giappone, da vicino Tokyo, si è trasferito prima per studio e poi per lavoro. La sua terra d’origine ha comunque delle influenze sul suo stile e la sua arte: una di queste è senz’altro il lavoro certosino con il quale incide piccolissimi animali in pelle e cuoio, la pazienza infinita con cui li disegna e poi li applica sulla tela dipinta. Inoltre l’uso della china, un inchiostro che conosce bene e che utilizzava in Giappone per l’esercizio nell’arte della calligrafia, lo Shodo; lo ritroviamo oggi nei tratti che definiscono i dettagli dei suoi piccoli animali, ma anche utilizzato come sfondo o come colore nelle sue tele.
Massimo Catalani
"Le opere di Massimo Catalani sembrano delle nature morte, perfettamente collocabili nella tradizione propria di questo particolare genere pittorico [...] con occhio realista, senza alcuna interpretazione di sorta: oggetti presenti sulla tela in tutta la loro consistenza volumetrica, ulteriormente accentuata dalla particolare tecnica pittorica utilizzata dall'artista in questi dipinti riesce a creare un corto circuito tra il vocabolario della Pop Art americana (con riferimenti precisi alle ricerche di Oldenburg e Dine) e quello, assai piu' "europeo", dell'informale materico (si pensi alle paste che animano gli allucinanti "otages" di Fautrier)." (L. Pratesi)
Veronica Montanino
Dopo una formazione classica, studia lingua, calligrafia e cultura giapponese presso l’Istituto di Cultura Giapponese e presso l’ISMEO (Istituto Italiano per il Medio e l’Estremo Oriente di Roma). Dal 2000 ha esposto in numerose mostre personali e collettive. Nel 2010 una sua opera viene battuta all’asta dalla casa d’aste Christie’s per beneficienza e le sue opere vengono esposte a Palazzo Collicola di Spoleto accanto ai più grandi nomi del panorama artistico contemporaneo internazionale. Nel 2011 viene invitata ad esporre al Padiglione Italia della Biennale di Venezia.



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